Sembra una beffa della storia che il vecchio falansterio dei socialisti utopisti trovi realizzazione proprio qui: nel regno del capitalismo. Poi pensi che il nome intero del fondatore Brin è Sergey Mikaylovich, fuggito all’età di sei anni con i genitori, entrambi scienziati, dall’Unione Sovietica – e il paradosso si colora di vendetta. Qui a Casa Google ci sono due orti comuni, 200 capre da latte, quattro lavanderie automatiche, quattro palestre e perfino due minivasche all’aperto: dove anche adesso che il sole della California si è arreso alla pioggia due impiegati nuotano controcorrente. Un impero del caos solo apparente. Una parco giochi della scienza che si tiene in piedi grazie all’autodisciplina che soltanto una categoria sociale al mondo poteva rispettare: quella degli ingegneri.
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