Chabal, terzo tempo ad alto tasso alcolico. Pugno a Castrogiovanni, rissa sfiorata.
Nel tradizionale meeting di “riconciliazione” tra Italia e Francia, al termine della partita giocata al Flaminio “l’orco” transalpino, visibilmente brillo, colpisce l’azzurro, che tenta di farsi giustizia da solo.
ROMA - Altro che terzo tempo, il canonico meeting di “riconciliazione”, davanti a un tavolo imbandito, tra le due squadre che hanno appena finito di darsele di santa ragione in camp. E’ da sempre un vanto del rugby, uno dei capisaldi su cui fonda l’aura di fair play e di sportività di questo sport in apparenza estremamente rude. Ieri Sebastien Chabal, per stazza e fattezze soprannominato “orco” e “uomo delle caverne”, protagonista in campo dove ha realizzato la prima delle sette mete con cui la Francia ha sotterrato l’Italia, ha movimentato il famoso terzo tempo, mettendo a segno un destro, sul volto del pilone azzurro Martin Castrogiovanni.
E’ successo quando il tradizionale banchetto del dopo-partita fra squadre, tecnici e dirigenti delle due squadre (con rispettive mogli e compagne, per chi vuole portarle) era in corso in una discoteca nei paraggi, l’Art Cafè a Villa Borghese. Chabal, ancora in smoking come tutti gli altri ma descritto da chi era presente in totale stato d’ebbrezza, ha cominciato a fare apprezzamenti e commenti su una ragazza, senza sapere che era la fidanzata di Castrogiovanni. All’invito dell’oriundo azzurro a lasciar perdere, ha risposto colpendolo.
Mentre “Castro” veniva portato via da Mauro Bergamasco e Sbaraglini con il naso sanguinante si spargeva la voce dell’”incidente” e altri giocatori, che in quel momento si trovavano al bar o in pista e quindi non avevano visto nulla, s’informavano dell’accaduto.
Gli altri rugbisti della Francia si sono subito scusati per l’accaduto e due di loro hanno portato via Chabal, sempre più alterato dall’alcol, per evitare guai maggiori. Sono però passati nei pressi di Castrogiovanni e c’è stato un momento di tensione, con l’azzurro che avrebbe desiderato farsi giustizia da solo. Ma ogni contatto è stato evitato grazie all’intervento del team manager azzurro Carlo Checchinato e di altri giocatori.
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